E se fosse la musica a salvarci? Quando ascoltare il mondo diventa un atto ecologico


Dario Giardi
E se fosse la musica a salvarci?
La memoria dei suoni e la sfida climatica
Mimesis, 2025

E se fosse la musica a salvarci - front cover

Può la musica contribuire a cambiare il nostro rapporto con l’ambiente? La domanda contenuta nel titolo del libro di Dario Giardi potrebbe sembrare volutamente provocatoria. In realtà, procedendo nella lettura, ci si accorge che la questione è molto più concreta di quanto possa apparire.

E se fosse la musica a salvarci? non è infatti un libro sull’ambientalismo raccontato attraverso le canzoni, né semplicemente una raccolta di esempi di musicisti sensibili ai temi ecologici. Il punto di partenza è più profondo: prima ancora della musica viene il suono, e prima ancora di imparare a fare musica dovremmo forse tornare a imparare ad ascoltare.

Giardi parte dalla crisi ambientale contemporanea per sostenere che norme, tecnologia e politiche di sostenibilità, pur indispensabili, difficilmente possono produrre da sole un cambiamento duraturo. Occorre anche ricostruire una relazione emotiva con l’ambiente. Ed è proprio qui che entra in gioco l’ascolto.

Il paesaggio sonoro come ambiente

Uno degli aspetti più interessanti del libro, soprattutto per chi si occupa professionalmente o per passione di audio, è l’attenzione dedicata al paesaggio sonoro.

Siamo abituati a considerare l’ambiente soprattutto attraverso ciò che vediamo. Eppure ogni luogo possiede anche una propria identità acustica: il vento, l’acqua, gli animali, le attività umane, le macchine, le voci e naturalmente il rumore.

L’autore riprende il concetto di soundscape e lo porta progressivamente verso quello di memoryscape, cioè un paesaggio sonoro inteso anche come memoria culturale e collettiva. Un suono può raccontare un luogo e un’epoca; quando quel suono scompare, non perdiamo soltanto un evento acustico, ma anche una parte della memoria di una comunità.

Da questo punto di vista l’inquinamento acustico assume un significato più ampio del semplice superamento di determinati livelli di pressione sonora. Il problema diventa anche quali suoni stiamo cancellando e con quali li stiamo sostituendo.

È una prospettiva che chi si occupa di audio dovrebbe trovare particolarmente stimolante.

Dalla natura alla musica

Il rapporto tra musica e natura viene seguito attraverso epoche e linguaggi differenti. L’autore ricorda come l’uomo abbia utilizzato fin dall’antichità materiali, ritmi e sonorità provenienti dall’ambiente, fino alle esperienze contemporanee del field recording, nelle quali i suoni naturali diventano direttamente materiale compositivo.

Ma il percorso del libro si allarga notevolmente.

Si parla di ecologia acustica, registrazione sul campo, sonificazione dei fenomeni naturali, turismo acustico, musica ambient, biodiversità, meditazione ecologica e persino di applicazioni del suono all’agricoltura. Una parte è dedicata inoltre alla collaborazione tra compositori ed ecologi e alla possibilità di utilizzare la musica come linguaggio capace di comunicare la sostenibilità oltre le tradizionali barriere culturali.

Giardi porta anche numerosi esempi musicali. Particolarmente interessante è la lettura di Kid A dei Radiohead, interpretato non come album esplicitamente ambientalista, ma come rappresentazione sonora dell’alienazione tecnologica e di quell’inquietudine nei confronti del futuro che oggi chiameremmo anche ecoansia.

È proprio attraverso esempi di questo tipo che il libro riesce meglio a mostrare come la musica possa raccontare una crisi senza necessariamente trasformarsi in manifesto politico.

Tornare ad ascoltare

Probabilmente l’intuizione più riuscita del libro è però anche la più semplice: abbiamo progressivamente perso l’abitudine all’ascolto consapevole.

Viviamo circondati dal suono ma, paradossalmente, ascoltiamo sempre meno. Il rumore urbano costituisce uno sfondo permanente, mentre cuffie, streaming e sistemi di cancellazione del rumore ci permettono di costruire ambienti sonori sempre più personali e isolati dal contesto.

La musica stessa rischia così di trasformarsi in un flusso continuo, scelto dagli algoritmi e utilizzato per riempire ogni spazio disponibile, compreso quello del silenzio. È una delle osservazioni più interessanti contenute nella premessa del volume.

Ed è forse qui che E se fosse la musica a salvarci? incontra più direttamente il mondo dell’audio.

Perché chi ama la riproduzione musicale dedica spesso enormi energie a come riprodurre un suono: risposta in frequenza, distorsione, dinamica, direttività, ambiente d’ascolto, risoluzione. Giardi ci invita invece a porci anche una domanda precedente: quanto siamo ancora capaci di ascoltare?

Un approccio volutamente interdisciplinare

Uno degli aspetti che caratterizzano maggiormente il libro è la sua natura interdisciplinare. Giardi attraversa territori diversi, dalla filosofia alla musica, dall’ecologia alla tecnologia, dalla neuroscienza al paesaggio sonoro e alla dimensione sociale dell’ascolto, costruendo collegamenti che permettono di osservare il rapporto tra suono e ambiente da prospettive differenti.

Non siamo quindi di fronte a un trattato specialistico di acustica o di ecologia, né questa sembra essere l’intenzione dell’autore. Il valore del volume sta piuttosto nella capacità di mettere in relazione discipline, esperienze e sensibilità diverse, offrendo al lettore numerosi spunti da cui partire per approfondire i singoli argomenti.

È proprio questa apertura a rendere il libro accessibile anche a lettori con formazioni differenti e, allo stesso tempo, particolarmente stimolante per chi si occupa di musica e audio: temi apparentemente lontani finiscono per convergere intorno a una questione comune, quella del nostro modo di ascoltare e interpretare l’ambiente sonoro.

E da questo punto di vista funziona.

Il merito maggiore di Dario Giardi è quello di ricordarci che l’ambiente non è soltanto qualcosa che vediamo: è anche qualcosa che ascoltiamo.

Proteggere un paesaggio significa allora preservarne anche i suoni. Registrarli può significare conservarne la memoria. E la musica può diventare non soltanto rappresentazione della natura, ma uno degli strumenti attraverso i quali ricostruire il nostro rapporto con essa.

Il titolo pone una domanda volutamente ambiziosa: E se fosse la musica a salvarci?

Probabilmente la musica, da sola, non ci salverà.

Ma questo libro suggerisce qualcosa di meno enfatico e forse più importante: potrebbe aiutarci a tornare ad ascoltare il mondo prima che alcuni dei suoi suoni scompaiano definitivamente.

L’autore

Dario Giardi si occupa da oltre vent’anni di sostenibilità ed economia circolare, maturando esperienza presso istituzioni, enti di ricerca e associazioni imprenditoriali. Collabora con Il Sole 24 Ore come esperto sui temi legati alla tutela ambientale.

Alla sua attività professionale affianca le passioni per la musica, la scrittura e la fotografia. È autore di guide turistiche e saggi e ha conseguito il diploma in teoria e armonia musicale presso il Berklee College of Music di Boston, con specializzazione in musicologia e Music for Wellness.

Con l’alias artistico Giadar, compone musica ambient ed elettronica per etichette internazionali.

Mimesis Edizioni

2025, 158 pagine
ISBN: 9791222320748

https://www.mimesisedizioni.it/libro/9791222320748

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