Il vecchio MacBook Pro ronza leggermente mentre apro una nuova sessione di scrittura. Fuori, i Navigli sono avvolti in una pioggia sottile che rende l’asfalto lucido come un vinile nuovo. Sorseggio un caffè amaro, mi sistemo gli occhiali sul naso e inizio a digitare. Per me, Niia non è una scoperta dell’ultima ora, ma una conferma di quanto il “gusto” sia una dote rara. Il mio sguardo è fisso sulle linee d’onda che scorrono sullo schermo del MacBook. Il loft è silenzioso, fatta eccezione per il ronzio del frigorifero di design…. Digito con una foga misurata, cercando di catturare l’essenza di quel pezzo che mi ha letteralmente stregato.
Esiste una forma di eleganza che non cerca il consenso, ma lo esige per sottrazione. Niia Bertino, per il mondo semplicemente Niia, appartiene a quella rara stirpe di architetti del suono che preferiscono la penombra alla sovraesposizione. Mentre il pop contemporaneo urla per coprire il vuoto, lei sussurra per riempirlo.
Sangue Italiano e Minimalismo Newyorkese
C’è qualcosa di profondamente atavico nel controllo vocale di Niia, una disciplina che tradisce le sue radici. Nata in Massachusetts, ma legata a doppio filo alle sue origini italiane (la madre, pianista classica, le ha trasmesso il rigore del “Vecchio Continente”), Niia incarna l’incontro perfetto tra l’estetica sofisticata di una sfilata milanese e il battito notturno di Brooklyn. La sua è una “italianità” non da cartolina, ma da interno borghese: sobria, colta, venata di una malinconia che sembra uscita da un film di Antonioni. Ha iniziato studiando jazz alla New School di New York, e si sente: Niia non “usa” la voce per stupire con virtuosismi ginnici, ma la modula come uno strumento a fiato, con una precisione chirurgica che ricorda le grandi interpreti del passato, da Sade a una Tracey Thorn meno algida.
L’Album: “V” (2025)

Con il suo ultimo lavoro, intitolato sinteticamente “V“, che non sta per “vendetta” ma per “quinto” (o magari mi sbaglio, sta proprio per “vendetta”) Niia chiude un cerchio e apre un abisso. Se i precedenti capitoli erano esplorazioni di un R&B cinematografico, “V” è il suo disco più carnale e, paradossalmente, più astratto. È un viaggio diviso in atti che esplora il desiderio, la perdita e la ricostruzione dell’identità attraverso una produzione che definirei “brutalista”.
“V” è un’opera frammentata, cinematografica, che si apre con l’ironia amara di “Fucking happy“, un titolo che è già una dichiarazione d’intenti. Non aspettatevi euforia: è la felicità vista attraverso il fondo di un bicchiere di gin. Il disco scivola poi verso perle di rara scrittura come “Ronny Cammareri” (un omaggio cinefilo che solo una mente colta come la sua poteva partorire) [N.d.R.: Ronny Cammareri è il personaggio principale del film del 1987 “Stregata dalla luna“, interpretato da Nicolas Cage] e la delicatezza strumentale di “Pianos and Great Danes“, brano che sembra uscito da una sessione notturna perduta in qualche studio leggendario degli anni ’70.
Il passaggio tra “With Feeling” e la sua ripresa “Again with Feeling” dimostra una maturità compositiva disarmante: Niia sa che la musica ha bisogno di respirare, di ripetersi, di sedimentare nel cuore dell’ascoltatore prima di esplodere in una nuova forma.
l Centro di Gravità: “Through My Head Out The Window”
Ma è in “Through My Head Out The Window” che Niia tocca lo zenit compositivo dell’album. È, senza mezzi termini, il momento più alto del disco, un pezzo di una bellezza quasi insostenibile per quanto appare nudo e, al contempo, architettonicamente perfetto. Qui la sua formazione jazz non è un’etichetta, ma un’anima: la struttura del brano si muove sinuosa, evitando i cliché del pop radiofonico per abbracciare una forma libera, quasi una jam da camera.
Quando canta
Throw my head out the window
Where nobody goes
Throw my head out the window
Where I’m all alone
Not a care in the world
And I’m so beautiful
Throw my head out the window
Where nobody goes
Where I’m more beautiful
Metto la mia testa fuori dal finestrino
Dove nessuno va
Metto la mia testa fuori dal finestrino
Dove sono tutta sola
Senza alcuna preoccupazione al mondo
E sono così bella
Metto la mia testa fuori dal finestrino
Dove nessuno va
Dove sono più bella
Niia cristallizza quel sentimento di alienazione che tutti abbiamo provato almeno una volta: quel bisogno disperato di aria pulita quando la claustrofobia di un rapporto o di una città diventa soffocante. L’immagine della testa fuori dal finestrino, mentre le luci della città diventano scie confuse, è puro cinema. La produzione qui è magistrale: gli i tappeti sonori intervengono con una discrezione commovente, sottolineando il senso di vertigine senza mai scivolare nel patetico. È un pezzo che “suona” come un classico istantaneo, un brano che avrebbero potuto produrre i Massive Attack se avessero avuto un’ossessione per il soul di velluto.
Il brano è il cuore pulsante di “V“, il momento in cui la competenza tecnica di Niia si sposa con una vulnerabilità quasi imbarazzante da ascoltare. Musicalmente è perfetto: una trama sonora sospesa, dove il basso cammina con una pigrizia studiata e gli arrangiamenti si aprono come finestre su un paesaggio urbano in corsa. La voce di Niia qui è un soffio, un soffio che però ha il peso specifico del piombo.
Verso la chiusura: Da “Maria In Blue” a “Angel Eyes”
Il finale del disco è una discesa controllata. “Maria In Blue” e “The Awful Truth” scavano solchi profondi, preparando il terreno per la chiusura eterea di “Angel Eyes“. È un viaggio che non ammette distrazioni. “V” è un disco orgogliosamente anticonformista, che preferisce l’estetica del “non detto” al frastuono dei trend passeggeri.
Il Verdetto di Noisè
“V” è un disco orgogliosamente difficile. Niia non ha paura di risultare distante, perché sa che chi ha la pazienza di abitare le sue canzoni troverà un calore umano devastante. È la dimostrazione che si può essere moderni senza essere banali, e che le radici italiane, quando incontrano l’asfalto di New York, possono generare fiori d’acciaio.
Niia ha firmato il suo lavoro più onesto. È un album che vive di ombre, di riferimenti colti e di un’anima italiana che emerge non nel folklore, ma nella ricerca ossessiva della bellezza. Se cercate il rumore, guardate altrove. Se cercate il suono di una testa che guarda fuori dal finestrino in cerca di una verità meno terribile, o cercate il suono di un’anima che si ricompone davanti a uno specchio , “V” è il vostro porto sicuro. Niia è tornata, e lo ha fatto con la grazia di chi non deve chiedere il permesso a nessuno.
http://www.instagram.com/niiarocco
Discografia di Niia
2017 – I
2020 – II: La Bella Vita
2022 – OFFAIR: Mouthful of Salt
2023 – Bobby Deerfield
2025 – V







