Mi è sempre stato detto che per buona creanza bisogna presentarsi
Boomer? Ebbene si! Sono fra i tanti che negli anni ‘70 in casa, nel mo caso in sala, avevano un impianto stereo hi-fi. Lo avevo messo insieme a fatica, leggendo e ascoltando molto per scegliere accuratamente i componenti perché non si potevano sprecare i soldi derivati da regali e regalie, magari sacrificando pizze e intrattenimenti vari, tranne concerti, dischi e riviste.
Inoltre la mia curiosità e intelligenza umana mi ha sempre portato a pensare in modo diverso e con conclusioni personali, fino a essere spesso poco allineato (cit).
A 22 anni ho iniziato a lavorare e ho potuto incrementare la qualità delle sorgenti che allora erano giradischi, radio e registratore a cassette… i registratori a bobine erano privilegio degli impianti più costosi.

Già allora si trovavano elettroniche (ampli e radio) di “qualità audiofilo” con un buon rapporto qualità/prezzo, l’investimento saliva un po’ per la componentistica meccanica (giradischi e registratori) e l’investimento maggiore era per i trasduttori, ma più che per la puntina lo era per le casse acustiche. Il motivo è semplicissimo: i costruttori di allora erano nelle nazioni più industrializzate, pertanto i prodotti costavano molto più anche per la forte incidenza della manodopera… faccio sempre riferimento all’affermazione di una ventina di anni fa di uno dei più importanti player dell’audio pro: «ho spostato la produzione in Cina perché il costo mensile di un operaio specializzato orientale equivale a 2h di un suo corrispondente europeo».
Le esperienze di ascolto avvenivano in negozi reali (pre-Amazon), impianti nelle fiere e/o degli amici più abbienti, ascolti che diventavano sempre più accurati non massacrati dai famigerati algoritmi MP3 et similia.
Ma cosa accadeva nei (+/-) mitici anni ‘70 con questi componenti e che ora si trovano nei mercatini, da rivenditori mistici (a volte avidi), nei pochi negozi specializzati rimasti?
La mia, ma credo di poter dire la nostra, formazione è maturata grazie alle riviste ma soprattutto con ascolti selettivi.
Ci siamo formati imparando a leggere schede tecniche e diagrammi… persino gli schemi a blocchi per comprendere il percorso del segnale in un ampli, magari con connessione per due registratori a cassetta.
Primo spunto poco omologato: quanta pocaverità c’era in quei grafici 2D?
Per non farci venire il maldimare, la risposta in frequenza era/è tuttora sempre mediata con approssimazioni, così come gli interessanti grafici di M.O.L. (interessante concetto creato da Audio Review) e simili.
Se il grafico fosse non stato un 2D ma bensì un 3D il maldimare sarebbe stato terrificante.
Dicevo… ci siamo formati ascoltando LP che si deterioravano dopo una decina di ascolti, se non prima (altroché la magia dl vinile!) e RADIO FM, ma quelle “private” spesso erano mono, con scarsa qualità/potenza di emissione pertanto con forti interferenze ma magari facevamo una favolosa copia sulla suddetta cassetta.
A onor del vero c’era il forte limite del supporto più diffuso per la sua portabilità: lo scarso rapporto segnale/rumore e dinamica di una cassetta che però non era processato… era semplice rumore di fondo analogico, al quale il nostro sistema uditivo si adeguava rapidamente. In altre parole, il supervisore del sistema di ascolto degli umani (il cervello) psico-acusticamente si adattava a quel rumore e ci lasciava concentrare sulla musica.
Qui potremmo parlare degli ascolti affaticanti provocati da sistemi con limiti di risposta in frequenza, un esempio per tutti: se il nostro diffusore hifi non riproduce la prima o persino la seconda ottava, il nostro orecchio non la può ascoltare, ma il cervello la può ricostruire in base alle armoniche prodotte dalla sorgente e alla nostra esperienza dell’ascolto ridotto di quelll’impianto!
Al mio impianto stereo è seguito un bell’impianto quadrifonico, il primo in grado di ricreare in casa un campo sonoro anziché il fronte sonoro tipico dello stereo. Il mio sintoampli pioneer (ancora funzionante!) decodificava nei 2 formati più diffusi di allora, ossia SQ (Stereo Quadraphonic), QS (Regular Matrix). Il supporto preferito era il vinile e ne avevo diversi ma il preferito era Irrlicht: Quadrophonische Symphonie für Orchester und E-Maschinen di Klaus Schulze… la testina Shure MH24 con taglio Shibata mi offriva tutta la profondità di questo campo sonoro elettronico. Beh ammetto: facevo anche false decodifiche per mandare sulle quattro ESB 25L della mia sala anche la 9^ di Von Karajan.


Questo impianto quadrifonico oltre ad avermi fatto comprendere l’importanza del campo sonoro, mi ha posto i primi dubbi sul posizionamento corretto dei diffusori (spesso erano visualizzati contrapposti ai quattro angoli della stanza, creando problemi di fasi, ecc), anche se era ancora presto per parlare di taratura per le sale hifi. Non potevano certo applicarsi le soluzioni per le regie degli studi di registrazione… non ideali per una sala, ma anche per le grosse diatribe progettuali fra live end-dead end e tutte le altre soluzione customizzate fatte dai progettisti, anche in funzione della planimetria e dei materiali.
A fine anni 80 sono arrivati i primi impianti home theather e con le conseguenti 5 casse più sub che ovviamente mi è stato boicottato dalla (ex) consorte: «mica vorrai mettere tutte ’ste cose in sala!», come temo sia accaduto a molti altri. Personalmente avevo il mio refugium peccatorum (lo studio di registrazione) dove poter ascoltare e sperimentare, come ho fatto recentemente per impianti Atmos 7.1.4.
Ma da allora la situazione è precipitata: gli impianti stereo hifi hanno rischiato l’estinzione, grazie anche all’arrivo prepotente di sistemi di riproduzione video sempre più accattivanti, dai videoregistratori, ai DVD ecc (Nota: in questa società la vista è il senso primario, secondo alcune fonti rappresenta l’80% della percezione umana) che hanno comportato l’asservimento dell’audio al video.
La logica conseguenza sono le orribili soundbar.
Senza voler fare l’esoterista o l’integralista, il mio parere su questi dispositivi è molto negativo: a iniziare dalla risposta ai transienti per passare alla risposta in frequenza (nonostante il subwoofer che equipaggia quasi tutte le soundbar), al fronte stereo e gli effetti speciali da DSP più o meno basati su psico-acustica…
Perdonatemi se ripeto il primo punto, ma per me la défaillance più grave è la scarsa risposta all’impulso, che non caratterizza solamente la riproduzione accurata di picchi molto alti (ad esempio, colpo di cassa, rullante, tom, persino la voce) ma ciò che i musicisti chiamano attacco e che contribuisce notevolmente alla corretta riproduzione del timbro degli strumenti musicali.
Ergo: abituiamoci bene
Partendo dalla mia esperienza nella fonia e dalle mie conoscenze scriverò dei fattori degli impianti per essere veramente hifi (stereo o quello che volete/potete). Inizierò dall’estensione e della sua necessaria linearità, della corretta intensità nel trattare la musica dai pianissimo ai fortissimo (inclusa la loudness war e dei sistemi che la sfruttano) e del corretto timbro…

