
Cuffia low-budget, wireless con possibilità di collegamento lossless e con più microfoni, per la comunicazione bidirezionale e per l’abbattimento del rumore ambientale.
Le cuffie non servono ad ascoltare la musica. Servono ad analizzare la musica e i suoni, ragionevolmente per mestiere. Oppure servono per sentirla quando non vogliamo ascoltarla, come sottofondo mentre facciamo altro, o quando non possiamo in quanto sarebbe considerata elemento di disturbo, vero o presunto.
Poi ci sono tutti gli usi extramusicali: l’uso del telefono a mani libere, assistere a trasmissioni televisive o videogiocare fino a notte fonda, partecipare a videoconferenze e usare la didattica online.
Non è tanto per essere iconoclasta: è proprio che, in generale, considero l’ascolto in cuffia mortificante per l’esperienza musicale. Azzeramento dell’impatto e del coinvolgimento fisico, isolamento dalla realtà circostante e da eventuali compagni d’ascolto, immagine stereofonica che collassa all’interno della scatola cranica, sono solo i principali limiti che mal sopporto. Ma con questa mia idiosincrasia mi sento sempre più in minoranza: per molti l’ascolto in cuffia (o con auricolari) è l’unico ascolto possibile. Che sia per pudore, per educazione o semplicemente per limitatezza di mezzi.
Per carità, nelle riviste specializzate amiche vedo transitare in prova cuffie fabbricate in un trionfo di materiali nobili, con prezzi da migliaia di euro. Le stesse cuffie che vedo esibite in alcune fiere di settore attrarre folle di patrioti dell’ascolto intimo. E onestamente non riesco a rapportare tali spese all’impossibilità di superare i citati limiti intrinseci, per quanto con soluzioni che spingono alla massima raffinatezza.

Sul low-budget il discorso è diverso. In unione al cellulare, al PC, alla TV, alla consolle game, spendere qualche decina di euro per utilizzare questo accessorio quando serve, mi sembra sacrosanto.
Nel caso del modello scelto per questa prova, il prezzo sull’e-commerce occidentale di riferimento è di quasi 70€, che possiamo considerare interessante ancora prima di elencare una qualsiasi caratteristica costruttiva e funzionale. Tanto che, guardando nel negozio virtuale del fabbricante, presente nell’e-commerce cinese di riferimento, ho trovato un prezzo di listino maggiore ma, vedendomela offerta, tra sconti ed offerte speciali, a un prezzo di 63€, comprensivo degli oneri doganali appena introdotti, non ho esitato ad acquistarne una per me, anche per poter fare il confronto tra quella che un amico mi ha gentilmente prestato per la prova.
L’unboxing
La cuffia gode di una confezione di buon livello e la scatola contiene come unico accessorio un cavo terminato USB-C su entrambi i capi. Ma la vera sorpresa è scoprire che, tra i milioni di cinesate disponibili nell’e-commerce, sono disponibili come accessori dedicati i cuscinetti auricolari di ricambio, anche per la versione bianca (un must per i devoti al culto della mela), e la copertura per l’imbottitura dell’archetto. Quest’ultima è anche uno scrupolo igienico, nello scambio della cuffia tra più persone, specie se calve e affette da comprensibile seborrea estiva (in questi giorni di prova stiamo a 38°C!).

Diciamo la verità: quanti sono i fabbricanti che su cuffie che costano quanto un paio di pizze+birra mettono a disposizione accessori e ricambi dedicati?
Maneggiando la cuffia, si apprezza la struttura apparentemente solida, in resine plastiche di buona qualità, ma con guscio dei padiglioni in lega leggera ed archetto in acciaio elastico. Gli snodi dei padiglioni consentono sia il compattamento che l’ancor più utile appiattimento. Archetto e padiglioni sono imbottiti con materiali sintetici gradevoli al tatto, tipo memory foam, che spero di durata decente e non come varie parti plastiche della mia auto tedesca, che di lusso ha solo il prezzo.

I cuscinetti sono ibridi over/on the ear, quindi alla lunga schiacciano un po’ le orecchie, e di sicuro i padiglioni sono un po’ “caldi”, cosa che a luglio non aiuta. I padiglioni non si capisce se sono chiusi o aperti. Mi sembra una via di mezzo. Il livello sonoro trasmesso all’esterno attraverso delle fessure presenti nel guscio è molto ridotto e a banda larga, quindi penso che ci sia una resistenza acustica tra interno ed esterno ma senza risonanza della cavità
Ovviamente la cuffia ha la possibilità di collegamento bidirezionale, per usarla come viva-voce o in conferenze, ma l’array di 5 microfoni serve soprattutto per la riduzione del rumore ambientale, che vanta un abbattimento di 48 decibel (praticamente pari a quello di un muro di mattoni).
La riduzione del rumore ambiente è davvero molto efficace. Però commutando tra i vari stati possibili, la timbrica ed il livello cambiano con evidenza.
La connettività è Bluetooth, ma della generazione più recente (la 6), che promette minima latenza (lag) e minori consumi di energia (e quindi più autonomia, di cuffia e del dispositivo portatile a cui è collegata). Ovviamente il protocollo di comunicazione è aptx , specializzato in audio HiRes e col mio smartphone (android >8) si collega in LDAC (fino a 990 kbps) che è dichiarato essere lossless.
Il collegamento cablato è possibile solo tramite la USB-C della ricarica, quindi in digitale, e sicuramente lossless.
C’è da porsi la domanda su cosa possa significare l’aggettivo lossless applicato ad un dispositivo in cui il segnale digitale è pesantemente alterato dal DSP, con varie equalizzazioni sia utente che preset, e con processamenti vari, ognuno dei quali produce sensibili variazioni della timbrica percepita.
Basta questo per scoraggiare qualsiasi velleità di uso come monitor: quello che sentiamo nella cuffia non è detto che rappresenti fedelmente quello che esce nel main.
A demolire qualsiasi illusione in tal senso, si aggiunge l’impossibilità di qualsiasi collegamento ai cari vecchi jack “presa cuffia”.
Diciamolo: questa cuffia non è dedicata all’hi-fi dei separate, peggio ancora se vintage.
È pensata per il collegamento a sistemi portatili, prevalentemente wireless.
Risulta quindi importante l’autonomia consentita dalla batteria incorporata da 500 mAh: fino a 40 ore con riduttore di rumore attivo e fino a 75 ore senza. La ricarica è rapida: in 10 minuti promette altre 10 ore di autonomia.
Prima di lasciare ad altri l’analisi delle funzioni dell’app di controllo, con prova d’uso e di ascolto, riporto la mia impressione veloce: sarà pure una mia idiosincrasia ma pensare di usare cuffie di questo tipo come sistema primario per l’ascolto di musica mi sembra mortificante. E pericoloso. Ai limiti psicoacustici dell’ascolto binaurale si sovrappongono quelli elettrici dell’amplificatore incorporato. Quindi, se siamo nati con le cuffie in testa, pazienza, ma se il nostro riferimento psicoacustico è quello dell’ascolto bello allegro e in campo riverberato, il tentativo di aumentare il volume, sperando di recuperare quel coinvolgimento proibito dalla fisica, ci porta inesorabilmente ad esporci a danni uditivi permanenti oltre che ad ascolti ad alto tasso di distorsione. Per fortuna, vediamola così, in questo caso il rischio è mitigato da un livello massimo ragionevolmente innocuo, anche perché limitato dall’amplificatore interno.
L’app OneOdio
I parametri della cuffia si regolano dall’applicazione OneOdio scaricabile dal Play Store o dall’App Store Apple, tramite collegamento Bluetooth.
Una volta effettuata la connessione si arriva ad una schermata principale da cui si possono variare tutte le caratteristiche della cuffia. Qui troviamo i pulsanti che consentono di attivare o disattivare la riduzione del rumore, attivare il modo “trasparenza” e quello di riduzione del rumore del vento.
Più in basso troviamo l’accesso all’equalizzatore che consente di scegliere tra alcuni preset preimpostati, tra cui Bass e Super bass che considero decisamente eccessivi dato che la cuffia ha già di suo una risposta ai bassi generosa.
Sono a disposizione anche tre profili personalizzabili tramite un equalizzatore grafico a 7 bande.




In un’altra schermata (a sinistra) è possibile selezionare la modalità di connessione con due cuffie, per ascolti condivisi, ed impostare un promemoria per un uso eccessivo della cuffia.
é presente inoltre la possibilità di attivare un limitatore di volume, per preservare l’udito da volumi di ascolto troppo alti, e l’attivazione della modalità LDAC e dello spegnimanot automatico.
A destra è visibile la schermata di avviso che compare quando si attiva l’opzione trova le mie cuffie, che fa emettere un suono ad alta frequenza di volume molto alto e sicuramente dannoso per l’udito.

La connessione doppio dispositivo consente l’ascolto di quanto trasmesso dal telefono su due cuffie contemporaneamente.
I dispositivi vanno ovviamente associati al telefono tramite Bluetooth, dopodiché appariranno entrambi nella home dell’App.


Pierfrancesco Fravolini
L’ascolto
Incuriosito anch’io da questa cuffia OneOdio mi sono cimentato in una seduta di ascolto abbastanza articolata, passando da brani di musica classica al jazz, al rock più “estremo”. Ho provato inoltre tutte le funzionalità della cuffia, comprese le varie riduzioni di rumore e le varie equalizzazioni.
Il suono della A6 senza alcun tipo di equalizzazione e senza riduzioni di rumore o “trasparenze” appare abbastanza equilibrato, con una buona presenza dei bassi ed una risposta tutto sommato regolare.
Non è sicuramente una cuffia Hi-End e non potrà mai competere con la mia AKG o la Sony MDR-7506 che utilizzo quando mi serve di “radiografare” il suono; in ogni caso la resa, e ripeto, senza alcun tipo di equalizzazione o altri orpelli, non è affatto male.
Le cose cambiano drammaticamente, e sottolineo drammaticamente, quando si inseriscono gli equalizzatori, specialmente i preset più spinti, ma anche quando si attiva la riduzione del rumore. Lì il suono cambia sostanzialmente, tanto da stravolgere completamente il carattere della cuffia.
E’ chiaro che se ci si trova in tram (cosa che ho sperimentato) si può accettare di buon grado una esaltazione di questa o quell’altra banda pur di non sentire i rumori che ci circondano. In questo la cuffia funziona molto bene, isolando quasi completamente l’ascoltatore dal mondo esterno. L’ho usata persino un paio di volte, senza riprodurre musica, per non sentire la televisione accesa mentre leggevo un libro, con risultati notevoli.
A proposito del tram, quando scendete e vi avviate a piedi ricordatevi di disattivare la riduzione del rumore: funziona talmente bene che potreste non sentire arrivare le auto. Ottima tecnologia, insomma, ma lasciamola alle cuffie e non trasformiamola in una riduzione del traffico…
Pierfrancesco Fravolini

