
Amici lettori di Bass Designer, bentornati su Jazz Corner!
Quale miglior modo per entrare nel vivo di questo viaggio se non partendo dal luogo in cui tutto ebbe inizio:
New Orleans.
La New Orleans di “ieri”
Per capire New Orleans e l’impatto che ha avuto nello sviluppo del jazz bisogna partire da un punto ben preciso: Congo Square, piazza storica della città situata all’interno dell’attuale Louis Armstrong Park.
Il nome di questa piazza non è casuale. Nel 1724, in piena epoca coloniale, la corona francese estese alla Louisiana, di cui New Orleans era allora capitale, il cosiddetto Code Noir (il Codice Nero). Tra le svariate e severe disposizioni contenute nel testo, ce ne fu una di matrice cattolica che, paradossalmente, aprì uno spiraglio di libertà: l’obbligo del riposo domenicale per la popolazione in schiavitù.
I colonizzatori francesi (e successivamente quelli spagnoli dal 1762) si dimostrarono più tolleranti rispetto ai proprietari terrieri del resto del Nord America. Ogni domenica pomeriggio, infatti, la comunità nera, sia schiava sia libera, poteva incontrarsi, commerciare e, soprattutto, fare musica.
Inizialmente questi ritrovi avvenivano in modo spontaneo lungo gli argini del fiume Mississippi o nelle zone periferiche, senza un luogo circoscritto. La svolta arrivò dopo il 1803, quando la Louisiana passò agli Stati Uniti e le autorità americane decisero di regolamentare gli incontri per mantenere il controllo sulla popolazione nera. Nel 1817 un’ordinanza municipale vietò di riunirsi in ordine sparso, imponendo l’obbligo di radunarsi in un’unica piazza alla periferia della città, che prese poi il nome di Congo Square.

Ci fu un aspetto, però, che le autorità dell’epoca non avevano minimamente previsto: costringere centinaia di musicisti e danzatori provenienti da culture differenti (africana, creola e caraibica) a ritrovarsi nello stesso spazio fece sì che, con il passare del tempo, i loro ritmi si fondessero, creando il terreno fertile per la futura nascita del jazz.
Gli strumenti suonati in origine a Congo Square non erano le trombe, i tromboni o i pianoforti che oggi associamo al jazz tradizionale. Quelli entrarono in gioco più tardi, verso la fine dell’Ottocento, quando, abolita la schiavitù, i musicisti afroamericani iniziarono ad acquistare nei mercatini dell’usato gli ottoni usati dalle bande militari durante la Guerra di Secessione (1865). Gli autentici antenati del genere erano invece strumenti a percussione e a corda di origine africana e caraibica: la bamboula, il banza (a sua volta antenato del banjo), tamburi ancestrali e percussioni minori come maracas e sonagli.
The “New Orleans style”
La prima forma musicale riconosciuta da cui ha preso vita il jazz è stata la fusione tra ritmo ben scandito del Ragtime e l’espressività del Blues, una sintesi che prese poi il nome di “New Orleans Style”.
Come accennavo poco fa, dopo l’esperienza di Congo Square e la fine della Guerra di Secessione nel 1865, chi prima era schiavo ebbe finalmente la possibilità di acquistare nei mercatini dell’usato strumenti a fiato ad un prezzo accessibile. Nacquero così le prime bande di strada, le quali imitavano le bande militari europee introducendo però una differenza sostanziale: la classica marcia militare venne piegata e arricchita con le sincopi e i ritmi afro-caraibici appresi a Congo Square.


Fin qui si trattava quindi ancora di una musica itinerante e “da strada”. Il punto di svolta avvenne tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando questo suono entrò nei club, nei saloni da ballo e nei locali di Storyville per intrattenere il pubblico. Trattandosi del celebre quartiere a luci rosse della città, questa associazione segnò i primi anni di sviluppo del genere: agli occhi della società benpensante dell’epoca, il jazz venne a lungo bollato come una musica volgare e immorale.

È in questi contesti più intimi però che la musica di strada si riorganizzò nel classico organico del New Orleans Style: il ruolo di protagonista spettava quasi sempre alla cornetta (o tromba), affiancata dalle contro-melodie del clarinetto e del trombone, mentre la sezione ritmica era sostenuta da banjo, tuba e dai primi modelli di batteria.
Tra gli artisti che hanno segnato questa prima fase ricordiamo Buddy Bolden, Freddie Keppard e King Oliver tra i leggendari “pionieri” della Cornetta; Jelly Roll Morton, Louis Armstrong e Sidney Bechet tra i primi grandi innovatori, affiancati da maestri Johnny Dodds al clarinetto e Kid Ory al trombone.
N.B. Passati i primi anni di sviluppo, il New Orleans style è stato ripreso più tardi negli anni cinquanta, con il movimento musicale New Orleans Revival
La New Orleans di “oggi”
Arrivata a questo punto del racconto mi sono chiesta: cosa sopravvive davvero della New Orleans di un tempo? Lo spirito profondo della “Crescent city”, la “città a mezzaluna”, soprannominata così per la caratteristica curvatura che il fiume Mississippi disegna intorno al centro città, è riuscito a resistere con il passare del tempo?
C’è da dire che, a differenza di altre città in cui il jazz è diventato un genere da sala da concerto o da club per pochi intimi, a New Orleans la musica è ancora profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità.
La musica qui continua ad appartenere alla gente. Resistono infatti le forme tradizionali delle marching bands di strada e le celebri parate della Second Line, ossia quei cortei spontanei dove i cittadini si mettono in coda alla banda ballando, sventolando fazzoletti e trasformando le strade in una festa collettiva.
L’eredità del New Orleans Style è portata avanti oggi da formazioni come la Dirty Dozen Brass Band e la Rebirth Brass Band, che hanno saputo innovare lo stile tradizionale con l’energia del funk e dell’hip-hop.
Per chiudere, una piccola curiosità che forse potreste non conoscere: tra i vari soprannomi che sono stati attribuiti a New Orleans, c’è anche “The Paris of the South” (La Parigi del Sud), attribuito alla città per le forti radici storiche francesi, l’architettura e l’atmosfera romantica del French Quarter.
Prima di darvi appuntamento al prossimo articolo, vi lascio con un po’ di musica, oggi in pieno New Orleans Style!
Bourbon Street Parade – Kid Ory, Papa Celestin, Paul Barbarin e Wilbur de Paris
Se volete immergervi ancora di più tra le note del New Orleans Style, vi consiglio di ascoltare per intero l’album da cui ho scelto questo brano:
Buon ascolto e a presto!


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.