Pat Metheny: “Side-Eye III+” o il dilemma della perfezione


Mi affaccio alla finestra del loft proprio mentre il sole di questo maggio 2026 inizia a calare sui Navigli, tingendo l’acqua di un arancione quasi irreale. C’è una brezza tiepida che muove le tende e la gente giù in strada cammina con il passo lento di chi non ha più fretta. È l’atmosfera perfetta per rimettere su il nuovo lavoro di Pat Metheny, “Side-Eye III+”, un disco che sulla carta ha tutto per essere l’evento dell’anno, ma che una volta arrivato alla fine mi lascia con una strana, sottile malinconia. Quella di chi ha assistito a uno spettacolo impeccabile, senza però esserne stato davvero toccato.

Pat Metheny Side-Eye III+ cover

L’Equipaggio di Pat: Chris, Joe e Daryl

Intendiamoci, dal punto di vista puramente tecnico e musicale questo album è semplicemente spettacolare. Pat Metheny non ha perso un briciolo della sua leggendaria fame e qui si circonda di due pesi massimi della nuova generazione, capaci di muoversi tra la complessità del jazz moderno e l’energia del funk.

Metheny ha costruito questo trio con l’obiettivo di avere una flessibilità totale, quasi orchestrale, pur rimanendo in una dimensione intima.

Chris Fishman al pianoforte e alle tastiere

Fishman è uno dei segreti meglio custoditi della nuova scena di Los Angeles e New York. Non è il tipico pianista jazz accademico; ha un background che spazia dall’hip-hop all’elettronica d’avanguardia (ha lavorato con artisti come Flying Lotus e Louis Cole). In “Side-Eye III+”, Chris ha il compito più difficile: deve stendere i tappeti armonici su cui Pat costruisce i suoi assoli infiniti. Il suo stile è chirurgico, pulito, quasi matematico. In brani come “SE-O” e “Our Old Street”, Fishman usa le tastiere per creare texture cristalline che richiamano molto il lavoro che Lyle Mays faceva nel Pat Metheny Group. È bravissimo, ma è anche il principale responsabile di quella sensazione di “algoritmica perfezione” che attraversa il disco: non sbaglia una virgola, ma a volte risulta fin troppo educato.

Joe Dyson (Batteria)

Cresciuto a New Orleans, Dyson porta nel trio quel senso del ritmo viscerale tipico della sua terra, ma filtrato attraverso una tecnica mostruosa. Ha suonato con giganti come Donald Harrison e Christian Scott, e sa come far respirare un brano anche quando il tempo è dispari e complesso. In tracce come “Risk and Reward” e nella lunga “Don’t Look Down”, il suo drumming è un piccolo capolavoro di dinamismo: passa da un tocco leggerissimo sui piatti a rullate potenti e sbilanciate che cercano di dare una scossa alla chitarra di Pat. Dyson è quello che ci mette più “pancia” nel disco, cercando costantemente di rompere la rigidità dei brani con accenti imprevisti.

Il Tocco di Daryl Johns e il Fattore “+”

In questo capitolo, Metheny non si è limitato al classico trio live. Ha registrato in studio e ha voluto allargare la tavolozza sonora. Ed è qui che entra in gioco Daryl Johns, un bassista formidabile che porta nel disco una spinta completamente diversa.

Figlio d’arte (suo padre è il celebre batterista Steve Johns) ed ex enfant prodige della scena newyorkese, Daryl è il perno ritmico che permette a Pat di decollare.

Mentre il trio base con Fishman e Dyson crea il tessuto dinamico, l’ingresso del basso di Daryl Johns in brani come “SE-O” e “Risk and Reward” cambia completamente il baricentro del disco. Johns non si limita ad appoggiare la fondamentale: ha un playing elastico, muscolare e guizzante. Le sue linee di basso si incastrano alla perfezione con il drumming di Joe Dyson, creando quel drive moderno e teso che è il vero motore delle scorribande di Pat con il Synt.

La Telepatia a Tre Dimensioni

Quando ascolti questi tre musicisti muoversi insieme a Pat, ti rendi conto che siamo di fronte a un livello di preparazione spaventoso. C’è una telepatia sonora costante: Fishman intuisce dove andrà a parare l’assolo di Metheny un secondo prima che accada, Dyson frammenta il tempo per creargli spazio e Paul tiene le redini di tutto.

Non c’è un leader e due turnisti; c’è invece un flusso collettivo dove l’esperienza di Pat si fonde con la fame e la spregiudicatezza di questi due trentenni. La forza di questa formazione risiede proprio nel contrasto: la chitarra di Metheny, così lirica e riconoscibile, viene costantemente sfidata e stimolata da una sezione ritmica che non ha paura di osare.

Il Ritorno a “The Way Up”

Ascoltando l’evoluzione dei brani, è impossibile non notare un certo filo conduttore. Nello stile e nell’ambizione compositiva c’è un chiaro ritorno a quelle atmosfere monumentali di “The Way Up”, l’ultimo grande testamento del Pat Metheny Group del 2005. Quella stessa densità, quel modo di incastrare i temi e di far dialogare i sintetizzatori del Synclavier con la chitarra ci riportano dritti a quel periodo d’oro. Pat e i suoi musicisti sono mostruosamente bravi, e la telepatia sonora che si crea sul palco è evidente in ogni singolo passaggio.

Il Dilemma dell’Emozione

Eppure, è proprio qui che il meccanismo si inceppa. Nonostante la bellezza cristallina dell’esecuzione e la caratura dei musicisti, il disco finisce per risultare troppo tecnico e monocorde. È una macchina da guerra meravigliosa, suonata in modo celestiale da interpreti fantastici, ma manca di quel guizzo imprevisto capace di farti battere il cuore. Non mi emoziona. C’è una perfezione geometrica che, alla lunga, rischia di stancare: le tracce si susseguono l’una dopo l’altra senza che nessuna riesca davvero a strapparti dal divano.

Il Verdetto di Noisè

Siamo davanti a un lavoro che dividerà. Probabilmente “Side-Eye III+” farà la felicità di molti estimatori della prima ora di Metheny, di chi ama perdersi nei meandri di una tecnica sopraffina e di un chitarrismo che ha fatto scuola. Ma per chi da un disco cerca quella scossa elettrica improvvisa, quella vulnerabilità che ti fa sentire meno solo nel buio di un loft, l’esperienza alla lunga annoia un po’. È un bellissimo monumento alla bravura, ma a volte, per far entrare la luce, bisognerebbe avere il coraggio di lasciare qualche crepa nel muro.

Titolo: Side-Eye III+
Data di uscita: 27 febbraio 2026
Etichetta: Uniquity Music
Formati: 2xLP Vinile, Digitale