
Mi affaccio alla finestra del loft proprio mentre il sole di questo maggio 2026 inizia a calare sui Navigli, tingendo l’acqua di un arancione quasi irreale. C’è una brezza tiepida che muove le tende e la gente giù in strada cammina con il passo lento di chi non ha più fretta. È l’atmosfera perfetta per

Sposto il posacenere di cristallo, e mi siedo davanti alla luce fredda del monitor. Fuori, Milano mastica il suo solito traffico nervoso, ma qui dentro l’aria è ferma, densa di quell’attesa che precede le grandi rivelazioni.Ve lo avevo accennato qualche giorno fa, tra un commento acido su una produzione pop senz’anima e un elogio al